Camera di Commercio di Cagliari - Sanzioni in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci



martedì 19 marzo 2019




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Sanzioni in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci

Sanzioni in materia di commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci che non rispondano ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario

 

A partire dal 21 agosto 2014, con l'entrata in vigore della Legge 11 agosto 2014 n. 116, che converte con modificazioni il Decreto Legge 24 giugno 2014 n. 91 "Competitività", è operativo il sistema sanzionatorio in materia di commercializzazione dei sacchi monouso per asporto delle merci non conformi alla normativa vigente.

 

La disciplina vigente non prevede alcun regime transitorio che consenta l'ulteriore utilizzo delle scorte di magazzino di sacchetti non conformi alla legge.

 

A decorrere dal 13 agosto 2017 la normativa di riferimento è l'art. 226-bis  del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Norme in materia ambientale (dopo l'abrogazione dell'art. 2 del D.L. 25 gennaio 2012 n. 2, a cura dell'art. 9-bis, comma 3, lett. b) del D.L. 10 giugno 2017 n. 91 come convertito dalla L. 3 agosto 2017 n. 123. L'art. 9-bis dà attuazione alla Direttiva UE 2015/720 che modifica la precedente direttiva 94/62/CE con riferimento alla riduzione dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero).

 

Ai sensi dell'art. 261, comma 4-quater del D.Lgs. n. 152/2006 l'accertamento delle violazioni compete agli organi di polizia amministrativa, mentre la competenza ad irrogare le sanzioni amministrative (quindi a ricevere i verbali di accertamento e/o sequestro emessi dalle autorità competenti) spetta alla provincia nel cui territorio è stata commessa la violazione (art. 262, comma 1, del D.Lgs. 152/2006). Dal 13 agosto 2017 è quindi venuta meno.

 

 

SANZIONI APPLICABILI

 

La commercializzazione dei sacchi non conformi alle suddette prescrizioni è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda "ingenti quantitativi  di borse di plastica oppure un valore di queste ultime superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore, nonchè in caso di utilizzo di diciture o altri mezzi elusivi degli obblighi  di cui agli articoli 226-bis e 226-ter"  (art. 4, commi 4-bis e 4-quater, D.Lgs. 152/2006).

 

All'accertamento delle violazioni provvedono tanto gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, quanto gli organi di polizia amministrativa, d'ufficio o su denunzia (Polizia Municipale, G.d.F., Corpo Forestale dello Stato, etc.).

 

Se il trasgressore non provvede, a seguito della contestazione immediata della violazione o della notifica del relativo verbale, al pagamento della sanzione in misura ridotta (pari a € 5.000 entro 60 giorni dalla contestazione o notifica della violazione), il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione presenta alla Provincia (e non più alla Camera di commercio) nella quale è stata commessa la violazione il rapporto previsto dall'articolo 17 della l. n. 689/1981.

 

La Provincia, se ritiene fondato l'accertamento, adotta l'ordinanza-ingiunzione con la quale determina la somma da pagare in un importo che va da 2.500 euro a 25.000 euro, applicando i criteri di cui all'art. 11 l. n. 689/1981 (gravità della violazione, condizioni economiche del trasgressore etc.). In caso contrario, emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti. I trasgressori possono presentare alla Provincia scritti difensivi e documenti, e chiedere di essere sentiti ai sensi dell'art. 18 L. 689/81.

Scarica la scheda informativa di Assobioplastiche

 

Per semplificare il quadro si riassume di seguito quali siano le borse di plastica che possono essere distribuite per il trasporto di merci o prodotti:

 

– Shopper biodegradabili e compostabili certificate, a prescindere dallo spessore;

 

– Borse riutilizzabili, distribuite negli esercizi che commercializzano generi alimentari, che contengano una percentuale di plastica riciclata pari, almeno, al 30%, e che abbiano spessore superiore a 200 micron, se la maniglia è esterna al sacco, o a 100, se la maniglia è interna;

 

– Borse riutilizzabili, distribuite negli esercizi che commercializzano solo prodotti diversi dai generi alimentari, che contengano una percentuale di plastica riciclata pari, almeno, al 10%, e che abbiano spessore superiore a 100 micron, se la maniglia è esterna al sacco, o a 60, se la maniglia è interna;

 

– Borse ultraleggere (borse di plastica con uno spessore della singola parete inferiore a 15 micron richieste a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi) biodegradabili e compostabili secondo la norma armonizzata UNI EN 13432:2002 con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile, a partire dal 1º gennaio 2018, non inferiore al 40 per cento; a partire dal 1º gennaio 2020 non inferiore al 50 per cento; a partire dal 1º gennaio 2021, non inferiore al 60 per cento.