Sanzioni in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci

Sanzioni in materia di commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci che non rispondano ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20 agosto 2014 (Supplemento Ordinario n.72 ) della legge 11 agosto 2014, n. 116, di conversione del decreto legge n. 91/2014 (decreto 'CompetitivitÓ'), sono entrate in vigore dal 21 agosto le sanzioni per la commercializzazione di sacchetti di plastica non biodegradabili fissate dall'art. 2 del DL 25/01/2012, n. 2 come modificato dalla ý sostituito dalla legge di conversione 24 marzo 2012, n. 28.
In base alla normativa vigente sono commercializzabili :
a) sacchi monouso per l'asporto merci realizzati con polimeri necessariamente biodegradabili e compostabili conformi alla norma armonizzata UNI EN 13432:2002, secondo certificazioni rilasciate da organismi accreditati;
b) sacchi riutilizzabili composti da polimeri non biodegradabili e compostabili che abbiano determinati requisiti di spessore e % di plastica riciclata, e precisamente:
-200 micron per i sacchi con maniglia esterna destinati all'uso alimentare + 30% plastica riciclata;
-100 micron per i sacchi con maniglia esterna non destinati all'uso alimentare + 10% plastica riciclata;
-100 micron per i sacchi con maniglia interna destinati all'uso alimentare + 30% plastica riciclata;
-60 micron per i sacchi con maniglia interna non destinati all'uso alimentare + 10% plastica riciclata
Per "commercializzazione" deve intendersi źl'offerta o la messa a disposizione di terzi, contro pagamento o gratuita╗, quindi anche l'omaggio del classico sacchetto della spesa. Di conseguenza, la cessione di sacchetti non conformi, anche a titolo gratuito (per es. smaltimento scorte) non Ŕ consentita ed Ŕ soggetta alle sanzioni di legge.

SANZIONI APPLICABILI
La commercializzazione dei sacchi non conformi alle suddette prescrizioni Ŕ punita con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda "quantitÓ ingenti di sacchi per l'asporto oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore (...)"
All'accertamento delle violazioni provvedono tanto gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, quanto gli organi di polizia amministrativa, d'ufficio o su denunzia (Polizia Municipale, G.d.F., Corpo Forestale dello Stato, Guardia Costiera etc.).
Se il trasgressore non provvede, a seguito della contestazione immediata della violazione o della notifica del relativo verbale, al pagamento della sanzione in misura ridotta (pari a € 5.000 entro 60 giorni dalla contestazione o notifica della violazione), il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione presenta alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della provincia nella quale Ŕ stata accertata la violazione il rapporto previsto dall'articolo 17 della l. n. 689/1981.
La Camera di commercio, se ritiene fondato l'accertamento, adotta l'ordinanza-ingiunzione con la quale determina la somma da pagare in un importo che va da 2.500 euro a 25.000 euro, applicando i criteri di cui all'art. 11 l. n. 689/1981 (gravitÓ della violazione, condizioni economiche del trasgressore etc.). In caso contrario, emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti. I trasgressori possono presentare alla C.C.I.A.A. scritti difensivi e documenti, e chiedere di essere sentiti.
La disciplina vigente non prevede alcun regime transitorio che consenta l'ulteriore utilizzo delle scorte di magazzino di sacchetti non conformi alla legge.